Spotify
Avrete sentito parlare tutti di Last.fm, e molti di voi lo avranno utilizzato fino a poco tempo fa (prima che diventasse a pagamento). E di Grooveshark, o di Moof [qui, tra l'altro].
Spotify, software svedese, si basa sull’idea di Last.fm ma lo supera in modo netto, con un database di artisti e brani immenso, con i brani completi, e con un player leggero, comodo, veloce e semplice da usare, simile ad iTunes, ma sinceramente quasi quasi più stylish.
Spotify è un sostanzialmente software per ascoltare gratuitamente musica in streaming. Il punto è che purtroppo per ora in Italia non è disponibile, se non nella sua versione premium a 10 eur0 scarsi, mentre in Paesi un filo più civili [UK, Svezia, Spagna, Francia] lo è: ma l’inganno è servito, via proxy bizzarro. Se googlate un pochino troverete facilmente il modo. E vi garantisco che persino un fan della prima ora di Grooveshark, si sta convertendo. In effetti Spotify ha davvero una qualità alta e un bagaglio troppo fornito, per non innamorarsene.
E delinea ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, il percorso che stanno seguendo le pulsioni dei netizen in materia di musica e in generale di contenuti sul web: sempre più sharing, condivisione, ma anche streaming, meno contenuti residenti sugli hard disk, sempre più contenuti fruibili immediatamente e con un semplice click, in spazi virtuali [su Spotify anche il social networking di playlist condivise con altri utenti].
E poi il brand è molto verde Kuva…
Music, online, on-demand, for free.
E’ questo l’acronimo che sta alla base di Moof, la nuova applicazione che lavora, in modo simile ad iTunes, ma sul web, garantendo le piene funzionalità di un desktop media center via browser [dicono]. Ma tralasciando il player stesso -ormai non è più un miracolo trovarne di eccellenti- ci si chiede dove vada a prendere la musica, su richiesta e soprattutto gratis: la risposta è semplice > YouTube.
Il problema, semmai, nasce dalla quantità assurda di merda che si trova facendo una banalissima ricerca: montagne di registrazioni live, di pessima qualità, di ragazzini che fanno cover, di balletti strani, di sigle e registrazioni cam, che rendono difficoltoso e soprattutto snervante la ricerca del pezzo originale che si desidera. Ssembra a chi scrive che ancora il confronto diretto, non tanto con Last.Fm e Pandora, che hanno funzionalità a pagamento, ma con Grooveshark sia a mani basse vinto dal secondo. Un juke box on line, con la possibilità di cercare musica per artista, canzone, album e la possibilità di creare playlist, con widget personalizzabili ad hoc per esportare ciò che vogliamo e metterlo in share con il mondo.


