Questo è un post atipico.
Non sono un fan sfegatato di Google, pur riconoscendo l’imbarazzante utilità delle sue web suite.
Non sono un appassionato di telefonia [no, l'iPhone non è un telefono], e quindi il Nexus One non è certamente in cima alla mia wishlist.
Non amo particolarmente i ninja [no, Naruto non è il classico plot ninja, dai! Comunque quella è l'eccezione].
Non adoro lo stop motion, anzi, lo trovo e l’ho sempre trovato sopravvalutato e leggermente fastidioso.
Eppure, questo è un bellissimo, e costosissimo, viral, e mi piace pur assommando tutte le caratteristiche che ho elencato prima.
We have finally realized that the Internet is much more than a network of computers. It is an endless web of people. Men and women from every corner of the globe are connecting to one another, thanks to the biggest social interface ever known to humanity. Digital culture has laid the foundations for a new kind of society.
And this society is advancing dialogue, debate and consensus through communication. Because democracy has always flourished where there is openness, acceptance, discussion and participation. And contact with others has always been the most effective antidote against hatred and conflict.
That’s why the Internet is a tool for peace.
That’s why anyone who uses it can sow the seeds of non-violence.
And that’s why the next Nobel Peace Prize should go to the Net.
A Nobel for each and every one of us.
Sono talmente d’accordo che, per una volta, lascerò in un angoletto la mia fisiologica logorrea e mi gusterò in silenzio il suono che fa Internet che vola verso la Svezia.
Stiamo lavorando ad un progetto interessante [perlomeno per noi, che lo abbiamo pensato e lo abbiamo a cuore]. Questo progetto, che ha nel suo pubblico finale il suo centro nevralgico, abbiamo pensato fosse carino farlo ruotare graficamente intorno ad un personaggio chiave, che ne fosse tanto la voce narrante quanto l’anima. Un po’ di Wacom, parecchie curve di Bèzier, colore e una spruzzata di aggeggi Apple, e Maria è fatta [non ridete, la frase è venuta così, ma il significato non è proprio quello].
Maria ha anche una storia, un passato, esperienze molteplici, viaggia, twitta, usa Flickr, Facebook, Google [ma non Google Wave, non ha ricevuto un invito], guarda serie americane con sottotitoli e usa Youtube non solo per rivedere puntate di Uomini&Donne, usa Mac, ma non è davvero una applemaniaca, ascolta musica su iPod [perchè diciamocelo, gli altri lettori sono quello che sono], ha amici, un fidanzato inglese che stranamente ha fatto l’Università in Italia quando tutti in realtà tendono a scappare.
Maria è vettoriale, profondamente vettoriale, ma non le da poi tanta noia, e anzi, è contenta che Illustrator sia fatto così bene da averle dato quegli occhi azzurri di cui va così fiera. Ottimo Pantone.
A breve, il resto della storia, quando i tempi saranno abbastanza maturi da non rischiare di spoilerarci il nostro stesso lavoro.
Preview the next phase of the “Gone Google” campaign launching in 6 countries. Join over 2 million companies who are using Google Apps. Visit the website to get more information about t…
Riprendo questo articolo dagli amici di Repubblica [non ne sarà contento il Premier, ma in questo periodo è bene dare sostegno ai "farabutti" che fanno il loro lavoro, e quindi consideriamo pure questo post un piccolo mattoncino i vista della manifestazione sacrosanta di sabato per la libertà di stampa].
E’ una nuova rivoluzione per internet: un motore di ricerca in grado di dare risposte precise a domande precise, anche alle più complicate, anziché travolgere l’utente con centinaia o migliaia di pagine di riferimenti dai quali poi ognuno deve pescare le informazioni di cui ha bisogno. E’ un motore di ricerca “intelligente”, capace di rispondere a una domanda quasi come risponderebbe un essere umano: un essere umano, naturalmente, onnisciente, che sa tutto e sa convogliare questa immensa conoscenza in poche frazioni di secondo alla persone che lo ha interrogato. Presentato agli addetti ai lavori nei giorni scorsi alla università di Harvard dal professor Stephen Wolfram, il fisico britannico che lo ha creato, il rivoluzionario sistema verrà lanciato ufficialmente nel mese di maggio. Si chiamerà come il suo inventore: Wolfram Alpha. E sarà completamente gratuito per gli internauti.
Qualche esempio delle domande a cui Wolfram Alpha sa rispondere: “Quando sarà visibile da Birmingham la prossima eclisse di sole?”, quesito al quale il motore di ricerca invia una risposta concisa e precisa. Gli si potrà chiedere “quanto è alto il monte Everest?”, e Wolfram Alpha, oltre a fornire la riposta esatta, la accompagnerà con una paginetta di informazioni utili correlate, come la posizione geografica, le città più vicine, il confronto con altre montagne, grafici e cartine. In pratica, la ricerca perfetta, nello spazio di qualche secondo. Ma gli si potranno porre domande assai più complesse, come “confronta l’altezza del monte Everest con la lunghezza del Golden Gate Bridge di San Francisco”. Oppure: “Dimmi che condizioni atmosferiche c’erano a Londra nel giorno in cui fu assassinato John Kennedy a Dallas”. E così via. In sostanza, Wolfram Alpha sarà un programma dotato di qualcosa che va molto vicino all’intelligenza artificiale. In più, i suoi dati e le sue informazioni saranno “controllate” da una squadra di scienziati ed esperti, che non solo le aggiorneranno continuamente, ma garantiranno che non ci siano errori o controversie del tipo di quelli che appaiono talvolta su fonti come Wikipedia, l’enciclopedia libera online a cui tutti possono contribuire.
“Siamo solo all’inizio”, dice il professor Wolfram al quotidiano Independent di Londra, che lo ha intervistato nell’edizione di oggi, dedicando tutta la prima pagina alla notizia della sua straordinaria scoperta. “Il mio sistema può diventare importante per il web quanto lo è stato Google”. Dietro, c’è una montagna di soldi, tenuto conto che Google, attualmente il motore di ricerca più consultato del pianeta, ha un valore di circa 100 miliardi di dollari. Il limite di Wolfram Alpha è che per il momento, essendo stato pensato inizialmente solo per il mondo accademico, contiene per lo più informazioni di un certo tipo, che a tale mondo possono interessare: i suoi dati sulla cultura popolare di massa, per esempio, sono ancora pochi, e se uno ci digita sopra “50 cent”, riceve notizie su crisi economiche e problemi valutari, non sul gruppo di musica rap. Ma è una lacuna che verrà in seguito colmata. Anche Google, del resto, ha rivelato di recente che sta lavorando a un motore di ricerca “intelligente” di questo genere. E il “papà” di Wolfram Alpha, ovvero il professore che lo ha inventato, non esclude alleanze: “Potremmo lavorare insieme a Google in futuro. Cerchiamo partner nell’ambito dei motori di ricerca, dei media, delle news. Crediamo che possano crearsi grandi sinergie in questo campo”. Una cosa è certa: se questo è il futuro di Internet, non abbiamo ancora visto niente. Lo studio, il lavoro, il tempo libero, nulla sarà più nemmeno lontanamente come prima.
Google Chrome OS, il progetto “definitivo” concepito dal Googleplex per allungare l’ombra della Internet company più importante di sempre sul mercato dei sistemi operativi. Un mercato apparentemente refrattario ai cambi di rotta e che dovrà, dal 2010 in poi, fare i conti con chi è ancora abituato a innovare nonostante gestisca un business da 31 miliardi di dollari e dia da mangiare a oltre 20mila impiegati a tempo pieno in tutto il mondo.
Con Chrome OS Google concretizza un’idea in circolazione da anni, a cui sono stati dedicati siti web, fiumi e fiumi di inchiostro virtuale e ogni genere di speculazione. Con l’annuncio sul blog corporate Mountain View spazza via le speculazioni e muove guerra all’impero del software di Microsoft in maniera ufficiale e diretta, alzando il tiro già impegnativo di Chrome sui browser web e abbandonando ogni possibile prudenza sulla centralità omnicomprensiva del web nella vita informatica degli utenti.
Il cloud computing è il futuro del software e dei dispositivi digitali, hanno ripetuto spesso i G-man in passato, e il cloud computing sarà al centro dell’idea e del framework tecnologico di Google Chrome OS: “I sistemi operativi su cui girano i browser odierni sono stati progettati in un era in cui il web non esisteva” scrive il vicepresidente Sundar Pichai sul blog aziendale, ragion per cui la sferzata che Chrome ha dato ai browser verrà ripetuta con i suddetti, antiquati e anacronistici sistemi operativi nati in epoca pre-web 3.0.


