0

Banksy vs Bristol Museum


Banksy vs Bristol Museum
from on Vimeo.

Si può ancora usare l’arte per provocare? Si può essere uno dei più celebri e inafferrabili graffitari del mondo e ottenere un museo per esporre? E si può rimanere se stessi, facendolo?

Le risposte sono a Bristol: qui, in gran segreto, è stata allestita la prima mostra pubblica (e gratuita) di Banksy (intitolata «Banksy versus Bristol Museum»). È uno dei maggiori esponenti della street art. Si sa di lui che è cresciuto a Bristol ma la sua vera identità è tenuta nascosta. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l’etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil, che proprio con Banksy è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artists di tutto il mondo. I suoi stencil hanno cominciato ad apparire proprio a Bristol, poi a Londra, in particolare nelle zone a nordest, e a seguire nelle maggiori capitali europee, notevolmente non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensati come le gabbie dello zoo di Barcellona. Nonostante la recente fama mondiale, e le notevoli quotazioni delle sue opere, Banksy continua a rimanere fuori dallo starsystem e a preferire la sua arte in mezzo alla gente comune.

0

Spotify

logoAvrete sentito parlare tutti di Last.fm, e molti di voi lo avranno utilizzato fino a poco tempo fa (prima che diventasse a pagamento). E di Grooveshark, o di Moof [qui, tra l'altro].

Spotify, software svedese, si basa sull’idea di Last.fm ma lo supera in modo netto, con un database di artisti e brani immenso, con i brani completi, e con un player leggero, comodo, veloce e semplice da usare, simile ad iTunes, ma sinceramente quasi quasi più stylish.
Spotify è un sostanzialmente software per ascoltare gratuitamente musica in streaming. Il punto è che purtroppo per ora in Italia non è disponibile, se non nella sua versione premium a 10 eur0 scarsi, mentre in Paesi un filo più civili [UK, Svezia, Spagna, Francia] lo è: ma l’inganno è servito, via proxy bizzarro. Se googlate un pochino troverete facilmente il modo. E vi garantisco che persino un fan della prima ora di Grooveshark, si sta convertendo. In effetti Spotify ha davvero una qualità alta e un bagaglio troppo fornito, per non innamorarsene.

E delinea ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, il percorso che stanno seguendo le pulsioni dei netizen in materia di musica e in generale di contenuti sul web: sempre più sharing, condivisione, ma anche streaming, meno contenuti residenti sugli hard disk, sempre più contenuti fruibili immediatamente e con un semplice click, in spazi virtuali [su Spotify anche il social networking di playlist condivise con altri utenti].

E poi il brand è molto verde Kuva…

0

Moof

moofMusic, online, on-demand, for free.
E’ questo l’acronimo che sta alla base di Moof, la nuova applicazione che lavora, in modo simile ad iTunes, ma sul web, garantendo le piene funzionalità di un desktop media center via browser [dicono]. Ma tralasciando il player stesso -ormai non è più un miracolo trovarne di eccellenti- ci si chiede dove vada a prendere la musica, su richiesta e soprattutto gratis: la risposta è semplice > YouTube.

Il problema, semmai, nasce dalla quantità assurda di merda che si trova facendo una banalissima ricerca: montagne di registrazioni live, di pessima qualità, di ragazzini che fanno cover, di balletti strani, di sigle e registrazioni cam, che rendono difficoltoso e soprattutto snervante la ricerca del pezzo originale che si desidera. Ssembra a chi scrive che ancora il confronto diretto, non tanto con Last.Fm e Pandora, che hanno funzionalità a pagamento, ma con Grooveshark sia a mani basse vinto dal secondo. Un juke box on line, con la possibilità di cercare musica per artista, canzone, album e la possibilità di creare playlist, con widget personalizzabili ad hoc per esportare ciò che vogliamo e metterlo in share con il mondo.