Molti sono convinti che la fine di Berlusconi rappresenterà la rinascita del paese. Io sono convinto che si sbaglino. Ma non starò ad argomentare questa mia affermazione, ci sarà tempo e modo.
La fine, indecorosa comunque vada, del berlusconismo rappresenta la scomparsa di un sintomo canceroso, ma non di uno degli aspetti più gravi della malattia: quello di una arretratezza endemica del nostro paese. Siamo contrari all’innovazione, inerti, sempre tesi a conciliare spruzzate di novità con la sicurezza del già visto. Non scrivo il post per attaccare un pippone, quanto piuttosto per fare alcune considerazioni sull’uso della lingua inglese in italia.
Ne parlavo in un articolo qualche giorno fa, chiamato provocatoriamente Quora in italiano. Sono arrivati in molti sul mio blog, attirati dal miraggio del titolo. Tutti a parlare di Quora, il nuovo social network di domande e risposte, e tutti gli italiani a cercare come poter usare quel servizio nella loro lingua. Forse sono troppo duro, ma non credo.
Altro sospetto a sostegno dello scarso uso dell’inglese in Italia è dato dalla comunità dei blogger. Seguo più di cento blog legati bene o male alla comunicazione. Bene, il buzz più forte si sente quando una notizia viene data dal Corriere o da Repubblica, piuttosto che da qualche punto di riferimento americano, inglese, europeo (e ce ne sono, specie in ambito social media, web, tecnologia).
Non è questione di essere esterofili… è solo che sembra davvero che le fonti in inglese vengano scarsamente considerate, ma, guardando alla grande affidabilità delle stesse, c’è fondata ragione di sostenere che la scarsa considerazione sia data da un fattore linguistico (leggasi mancanza di voglia e conoscenza, non certo da un patriottismo per il quale l’Italia non ha mai brillato).
L’innovazione di cui tutti parlano passa anche da qui, dal trovare informazioni in una lingua che non è quella di Dante.
Per quanto mi riguarda cancellerò dal mio rss reader i megafoni che amplificano i quotidiani italici, e d’ora in poi, farò un’accurata selezione delle fonti nostrane, concentrandomi di più su quanto accade oltremanica o oltreoceano. Credo che questo farà bene a me e alla nostra azienda e ci consentirà di innovare un po’ di più.
Sia chiaro, non voglio dare colpe. Non ai blogger, nè ai giornalisti. Forse le vorrei dare alla scuola che non forma, alle istituzioni che non istituiscono un bel niente. O più in generale alla pigrizia di alcune persone. Ma se guardiamo il disastro del nostro paese, vien da pensare che la pigrizia sia carattere ben saldo di un numero ben più consistente di alcune persone.






