It takes a mode
l to beat a model – diceva l’economista Robert Lucas. E’ proprio questa la sintesi ultima con la quale possiamo sfidare il sistema tradizionale di corporation e mega-imprese. Infatti, una vera strategia non è una vuota protesta, come in modo malsano fa chi pretende di essere realista chiedendo l’impossibile; il vero modo di attaccare certi mercati è muoversi all’interno dei mercati stessi, con stretegie innovative e strumenti nuovi.
Oggi voglio dire qualche parola su un sito che ha un paio di anni, è nato in Europa e diventerà la nuova frontiera del crowdsourcing: Garmz.
Questo particolare social network consente infatti agli aspiranti e alle aspiranti designer di moda di mettere i propri modelli in condivisione: di mostrarli e di farli votare. Non un semplice gioco però, perché i modelli meglio votati dalla comunità finiranno in produzione e saranno acquistabili. Profitti divisi tra sito e designer, eliminando quell’enorme carrozzone chiamato moda: come dicono i creatori del sito, quelle multinazionali prive di reale creatività.
Se questo sarà il futuro della moda non lo so… certo è che questa è una sfida reale, giocata secondo le regole del mercato, resa possibile da quella cosa cattiva chiamata globalizzazione.
Un nuovo modello per sconfiggerne uno vecchio: saranno i consumatori a decidere. Nessun obbligo, nessuna forzatura. Se crediamo che le persone siano più creative delle multinazionali diamo una possibilità a Garmz e a strumenti simili. Non esistono grandi vecchi che decidono per noi, esiste solo una forza brutale, quella dell’inerzia: di solito facciamo come abbiamo sempre fatto. Ma dobbiamo ricordare che se non lottiamo contro l’inerzia e ce ne lamentiamo solamente le cose non cambieranno davvero mai.
Ps. Visto che non lo sono me lo dovrete dire voi. Ma Garmz può essere una risorsa per i fashion addicted?






