Tranquilli, non discuterò in questo luogo delle polemiche che hanno accompagnato il referendum sul contratto di Pomigliano e Mirafori, la querelle tra Marchionne e FIOM, sebbene abbia opinioni molto forti in proposito. Ma è mia intenzione sottolineare come la nuova gestione FIAT abbia segnato un enorme cambio di passo rispetto alle precedenti. Un cambio di passo che ancora non si vede sui modelli e sulla gestione del business tradizionale, si intravede nelle questioni societarie (la scissione in due holding: FIAT Spa e FIAT Industrial), si fa lampante a chiunque segua la comunicazione non solamente attraverso la TV.
Se già la campagna tradizionale per il lancio della nuova Giulietta era già qualcosa di notevole, gli aspetti innovativi di FIAT nella gestione del web 2.0 sono praticamente unici.
Vi consiglio di partire da qui, per cominciare ad esplorare la galassia di FIAT sul web. Un panorama ampio, che fa grande uso di contenuti di qualità, integrandoli con spazi di conversazione che vanno da Facebook e Twitter, da YouTube a Flickr, fino a FriendFeed.
Senza contare lo sviluppo di comunità specifiche, dedicate alla Bravo e alla Punto che forniscono luoghi di incontro tra gli appassionati delle auto e chi le ha progettate e realizzate.
Ma è sulla saggezza delle folle (crowdsourcing) che FIAT ha dato il meglio di sé: citata da Mashable, vera e propria bibbia del social media marketing, la campagna per la realizzazione, attraverso il contributo degli utenti, della nuova auto brasiliana Mio, è analizzata anche da thenextweb.com con considerazioni non banali:
Crowdsourcing opinions forces companies to listen to all feedback, particularly the negative, and deal with truths about how the consumer sees the brand[...]
Le opinioni delle folle costringono le aziende ad ascoltare tutti i feedback, in particolare quelli negativi, e venire a patti con la visione che i consumatori hanno del brand[...]
Certo, fa impressione leggere nell’articolo che Fiat, Brazil’s most popular automotive brand (traduco: FIAT, il più noto marchio automobilistico del Brasile) ha chiamato a raccolta gli utenti per sviluppare insieme a loro il nuovo modello. Del Brasile. Non dell’Italia.
Marchionne ha ragione nel dire che ormai la storica Fabbrica Italiana Automobili Torino sia un marchio internazionale. In era di globalizzazione credo che la sfida politica, sindacale e di innovazione sia di tenerci stretto un marchio e una storia importanti. Molto importanti e temo sempre meno italiani.






