L’Italia era un paese di sperimentatori. Senza scomodare i Leonardo da Vinci o il nostrano archietto urbanista Biagio Rossetti (anche se a Ferrara ha fatto un gran bene), sappiamo che il nostro paese è sempre stato all’avanguardia per quanto riguarda il coniugare cultura e tecnologia.
Nonostante molti italiani siano ancora sui confini della sperimentazione, basti pensare la quantità di nostri ricercatori all’estero, le istituzioni latitano da un po’.
La quantità di beni pubblici, musei, opere, esposizioni a cielo aperto (vi dice niente Venezia?) pone certamente la sfida della valorizzazione e della promozione. Io aggiungo anche dell’integrazione con le nuove tecnologie, che renderebbero meglio fruibile l’intero panorama sia museale, che in senso più ampio, culturale, del nostro paese.
Ho trovato questo blog davvero interessante, che si occupa di web 2.0 e cultura. Secondo me, e secondo l’autore del blog e di un e-book davvero completo sul tema, il social media è una grande opportunità per l’intero panorama culturale italiano. Non solo per le implicazioni che può avere l’allargare al web la tradizionale comunità di appassionati italiana, già molto vasta, ma anche per tutto quello che la tecnologia può fare in materia di fruizione.
Ne parleremo in maniera più diffusa e su diversi aspetti nei prossimi tempi, ma pensate a quello che può fare la realtà aumentata in un museo.
Per darvene un’idea, provate a sommare questo brevetto (sicuramente una feature per iphone) con un video come questo:
Aggiungete il tutto a questo articolo di Venturini che, seppur non entusiasta, parla delle potenzialità della realtà aumentata.
Il gioco è sempre quello sugli usi sociali delle nuove tecnologie: lo dico da tempo, ora lo dico anche sul blog. Dipende tutto da come le persone usarenno i nuovi prodotti e le nuove idee, ma quello che è certo è che la tecnologia può aiutare la cultura ad abbattere barriere e steccati. In fondo, è la sua funzione storica.




