Il web e la politica, può il 2.0 spostare voti?

L’argomento è interessante e oggi ho provato a seguire traccia di una discussione che si è sviluppata nei giorni immediatamente successivi alle scorse elezioni. Sicuramente il caso Obama e Serracchiani interessano gli analisti e scuotono gli animi.

Prova a fare un riassunto della discussione:

Michele Ficara, sul suo blog, risponde ad un articolo che esce su Repubblica, nel quale Stefano Epifani sostiene che il web non è ancora un fattore decisivo nella competizione elettorale.

Stefano Epifani controbatte dal suo spazio on line, con argomentazioni interessanti.

Sembrerebbe un confronto tra web entusiasti e perplessi, ma in campo c’è molto di più. C’è, a mio avviso, l’autorevolezza e l’importanza che un media vuole assumere nei confronti del competitor principale, la televisione.

La discussione, per fortuna decisamente più feconda che in Tv, continua con un articolo di Roldano De Persio, molto equlibrato nella disputa, e con argomentazioni decisamente pertinenti.

Giunluca Diegoli, poi, sia da Apogeonline, che nella discussione successiva sviluppatasi su Friendfeed, centra la discussione in maniera perfetta, analizzando il flusso di informazioni che dalla rete va sia verso le persone che verso i media tradizionali.

In sostanza la domanda alla quale cerchiamo riposta è questa: quali sono le variabili che possiamo considerare nel rapporto tra web e comunicazione politica? E’ sufficiente quella anagrafica? (variabile in campo anche per il marketing più tradizionale). Posta diversamente: il web 2.0 è in grado di orientare un’azione di voto giovanile? Per ora no, a mio avviso.

E dobbiamo, secondo me, anche considerare la questione “nascosta” dei flussi elettorali, specie per il caso Serracchiani. La nascita di questa stella del Partito Democratico, anche se non ho tutti i dati sottomano, non ha spostato voti dal PDL al PD, ha semplicemente distribuito diversamente le preferenze all’interno però di gruppi di elettori che non hanno cambiato il loro orientamento di voto.

Per chi fa politica questa dovrebbe essere una questione sostanziale. Da 15 anni almeno, in questo paese, non ci sono spostamenti tra i due principali schieramenti politici. Il web 2.0, la tecnologia in generale, possono cambiare questo stato di cose? Secondo me la vera rivoluzione dovrebbe riguardare la società, il concetto di reponsabilità individuale, collettiva, il merito e l’atteggiamento corporativo ben presente in Italia. Questioni rilevanti sulle quali il web “sociale” può dire la propria e cominciare a lavorare, ma vedo difficili risultati immediati senza un grosso impegno che travalichi i confini degli schermi dei computer.

Per il resto posso dire che gli unici segni che vadano in una direzione di piena modernità li vedo sul web, e non nei consessi tradizionali della politica.

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4 Responses to “Il web e la politica, può il 2.0 spostare voti?”

  1. AAA Copywriter scrive:

    Sicuramente il Web 2.0 può spostare voti. Difficilmente però servirà a politici che non sanno conversare, ma solo sproloquiare monologhi. Il consenso si costruisce ascoltando, e io devo ancora incontrare un politico che ascolti davvero, dando all’interlocutore la sensazione di farlo.

    Alex

  2. Michele scrive:

    Noi ci occupiamo anche di comunicazione politica. I problemi che rilevi tu sono molto presenti, naturalmente. E l’idea diffusa della comunicazione politica è ancora quella di propaganda. Ma io sono un ottimista cronico, pessimista solo sui tempi. Prima o poi la società si prende quello che vuole. E in questo momento avverto una grande fame di ascolto.

  3. AAA Copywriter scrive:

    Pensando alle reazioni dei sinistrorsi italiani allo “Yes we can” di Barak Obama, mi viene una strana sensazione. Non so ancora adesso se è di riso o di pianto.

    Certo, era pensabile che vi occupaste anche di politica, coe lo ho fatto anch’io. E il grosso problema è proprio quello, fare capire ai candidati che il loro ruolo è di rappresentare, non di rubare voti, allo stesso modo in cui spesso ci tocca convincere un’azienda che il loro ruolo è di creasi una fedeltà di marca malgrado i disservizi della grande distribuzione.

    Tanto, tantissimo lavoro da fare, e tocca a noi comunicatori…

    Alex

  4. Michele scrive:

    Un punto su tutti: la capacità di sentesi. Se per raccontare un prodotto/servizio servissero gli stessi spazi che di solito impega un politico per un’introduzione ad un dibattito, l’investimento in pubblicità sarebbe folle.

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