Le ragioni di una fine (e di un nuovo inizio)

Mi sono iscritto a Facebook diverso tempo fa, prima che diventasse il fenomeno che è oggi.

Facendolo, ed infischiandomene delle regole di utilizzo, ho usato uno dei più vecchi stratagemmi del web: registrarmi con un nick-name. Michel Travaux. (E ringrazio ancora Roberto Roversi per avermi ribattezzato con questo fortunato nome).

Mentre esplodeva la bolla mi sono divertito, ho giocato tra sociologia e vita reale, ho conosciuto belle persone che saluto di cuore e ricordo con affetto, e cercato di inventare un personaggio. Questo ora non esiste più: o meglio, è una parte non esaustiva di me. Poi con la maggioranza degli oltre 2k amici non ho mai scambiato neppure una parola. Per questo chiudo il vecchio profilo, diventato ormai ingestibile, e ne apro un nuovo con il mio vero nome e cognome: Michele Travagli.

Se siete persone reali e siete interessati a conversare con me, ora conoscete la mia nuova casa e sapete come raggiungermi. Se mi aggiungerete come amico vi chiedo di presentarvi, giusto una riga, come io farò (e non ho colpevolmente fatto in passato) da ora in poi. Naturalmente tutto questo non vale per chi ha già avuto modo di parlare con me, anche on-line.

L’unica regola che pongo è di non accettare amicizia da enti e non persone… ci sono le pagine pubbliche, le fan page… chiamatele come volete. Ma non ho più intenzione di parlare a coordinamenti, aziende, enti, associazioni, ecc…

E se serve una consulenza su come usare i social network, c’è sempre Kuva ;-)

Concludo. Michel è nato amando Neon Bible. Michel se ne va con The Suburbs. Enjoy!

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La rivoluzione (sociale) delle dirette video sul web

social_streamTitolo complesso per raccontare come stia cambiando il mondo del video on-line, specialmente quello relativo agli eventi live e alle relative dirette.

Abbiamo creduto nel video dall’inizio delle nostre avventure, ma solo negli ultimi tempi stiamo lavorando in maniera massiccia sulle dirette. Lo facciamo perché pensiamo che i tempi siano maturi e che sia in atto un grosso cambiamento nel modo di fruire del video sul web e nei comportamenti di consumo degli utenti.

La differenza la fa la socialità.

Sperimentato in prima battura da CNN, NBA, e altre sigle a stelle e strisce, il social stream di Facebook accoppiato ad un evento live sta arrivando anche in Europa. Con le elezioni inglesi, ad esempio, ITV, rete commerciale, ha sviluppato un sistema di dibattibo, diretta video, e monitoraggio dei tweet.

Ancora pensiamo che i tempi non siano maturi per usare gli hashtag di Twitter in Italia, ma tutti gli altri strumenti rendono una diretta video web davvero affascinante per qualunque tipo di evento. La possibilità di dibattere attraverso le proprie credenziali Fb, e allo stesso tempo veder rimbalzati i commenti sul proprio profilo costruisce un impianto pregiato. Da un lato arricchisce di contenuto l’evento, dall’altro aiuta a diffonderlo viralmente attraverso le reti sociali dei partecipanti.

Sviluppando una applicazione Facebook ad hoc e costruendo una semplice pagina web si può metter in moto un motore decisamente interessante.

Vi posto un paio di esempi, realizzati da Kuva.

Il primo è stato creato per un evento live di Maggio, una conferenza sui nuovi comportamenti di consumo di sostanze.

Il secondo è per un evento che deve ancora avvenire: saranno le giornate di studio di Noise From AmeriKa, blog interessante e molto seguito. Noterete che abbiamo aggiunto gli aggiornamenti Twitter: più per dar possibilità agli organizzatori di informare sulle novità che per monitorare il passaparola attorno all’evento: crediamo molto in quest’ultima possibilità ma, come dicevo, secondo noi i tempi non sono ancora maturi.

Che ne pensate? La socialità del web riuscità a sconfiggere la solitudine dello spettatore televisivo?

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Il video giusto per la tua azienda

PANASONIC_AG-HPX171E’ stato detto in ogni report: il 2010 è l’anno del video. Video on-line, su mobile, su I-Phone, su I-Pad. Il momento che aspettavamo è arrivato. L’abbassarsi dei costi di produzione, la qualità sempre più alta, l’abitudine del pubblico all’immagine in movimento ha fatto sì che molte imprese decidessero di promuoversi attraverso questo strumento. Noi di Kuva abbiamo fatto del video un delle nostre attività prevalenti.

Però dobbiamo sottolineare come ci sia molta confusione in materia. Per questo comincerei oggi una piccola ricognizione che contribuisca a fare chiarezza.

Alle aziende nostre clienti descriviamo sempre tre tipologie di video: di prodotto, di processo, o identity.

Il video di prodotto

La cosa più simile allo spot a cui siamo abituati: si descrivere il prodotto/servizio che l’azienda offre, lo si mostra, magari all’opera, ne si magnificano le caratteristiche. La cosa più importante? Che il prodotto abbia una qualità verificabile. Con il web costruiamo fiducia, e la fiducia non si ottiene se non si dice la verità.

Il video di processo

Si mostra un’azienda o un comparto alla prova dei fatti: si fanno vedere i processi di lavorazione, si mostra la qualità del percorso dalle materie prime al lavorato. Abbiamo lavorato in questi mesi per il metallurgico e il tessile: i risultati sono ottimi, per la qualità delle imprese coinvolte e per la bellezza di un HD con ampia campionatura di colore. (ps. viva il DVCamPro HD di Panasonic :-) ).

Identity video

Il video di identità è quello che troviamo più promettente. E’ un video complesso, in cui, attraverso immagini, interviste agli imprenditori, ai manager, a chi fisicamente produce i prodotti e servizi dell’impresa in questione, emergono storia, valori, vision e mission.

In sostanza un video che racconti passato, presente e futuro dell’azienda. Un modo per restituire appieno ciò che rende grande il Made in Italy. E contribuisce a costruire il legame fiduciario con i propri clienti o gli aspiranti tali.

Nei prossimi giorni approfondiremo ogni singolo aspetto e vedremo esempi concreti. Nell’attesa, buon video on-line a tutti!

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Una campagna elettorale 2.0 ai raggi X

26145_323563513058_309617343058_3628927_3854537_nCome alcuni di voi sapranno, nel mese di Marzo Kuva ha gestito la comunicazione per Anna Chiappini, candidata al consiglio regionale dell’Emilia-Romagna per le elezioni 2010.

Grazie alla disponibilità estrema della candidata siamo stati in grado di costruire una campagna che giudichiamo piuttosto innovativa e che ha dato risultati decisamente soddisfacenti. Non sottovalutiamo certo il lavoro del Partito di appartenenza nella raccolta delle preferenze: qualunque esperto di comunicazione sa che in quel settore la mobilitazione porta a porta è più che fondamentale.

Il profilo di Anna ci favoriva: insegnante in un liceo ferrarese, inserita in diversi mondi della città e spontaneamente portata alla comunicazione.

Siamo partiti dalla tradizione: slogan, manifesto, pieghevole programmatico e “santino” con fac-simile di scheda. La distribuzione del materiale è stata affidata a volontari mentre abbiamo realizzato 2 inserzioni sui quotidiani locali e cinquanta passaggi sulla tv locale di questo spot:

Ma l’aspetto principale sul quale voglio portare l’attenzione è la campagna 2.0:

Siamo partiti da un blog basato su wordpress, collegato in automatico ad un account Twitter e a quello che abbiamo considerato il vero cuore della campagna: la Fan Page su Facebook. Per questa abbiamo costruito una landing page che collegasse tutti i diversi elementi della campagna on-line. Una rapida occhiata in bacheca vi mostrerà l’ottima quantità e qualità delle conversazioni che si sono generate. Per aiutare questo processo (avevamo solo un mese di tempo prima delle elezioni) abbiamo fatto un piano di inserzioni su Facebook, profilato ad hoc, di 10 giorni (al costo di un quarto di pagina su un quotidiano locale).

In più abbiamo dato ad Anna la possibilità di comunicare con il proprio elettorato attraverso il video ed un canale Youtube, che naturalmente è stato promosso in maniera trasversale.

Il risultato? Sulla Provincia di Ferrara 4.579 preferenze, seconda di lista, mentre nel Comune di Ferrara 3.357, numero che le ha garantito il primato assoluto.

Ripeto, gran parte delle preferenze in una elezione come questa sono portate dai partiti e dai candidati stessi, quindi non c’è nessuna volontà di sovrastimare il contributo di Kuva. C’è piuttosto la volontà di condividere un approccio alla comunicazione politica che consideriamo compiutamente moderno e, tutto sommato, economico.

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Senza energia

Si pensa troppo poco a quanto siano importanti le infrastrutture. Oggi posto dall’iphone, ho faticato a raggiungere la sede di kuva. Arrivato ho sfruttato gli ultimi minuti del gruppo di continuità, ma non sono riuscito a finire quel piccolo incarico. I nostri clienti aspettano, e qui riesco a fare piccole cose solo grazie al 3g. Affidare memoria e intelligenza alle macchine è un bene, a patto che ci sia energia e connettività. Oggi siamo senza, una rete non ridondante causa questi problemi a cittadini, imprese, servizi. A volte mi chiedo se far parte di un paese avanzato non sia altro che una semplice etichetta. E mi rispondo che sì, l’Italia è avanzata, come quello che resta indietro, come il cibo non consumato.

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L’indiscreto fascino degli underdogs

Da Wikipedia:

Underdog (competition), a participant in a fight, conflict, or game who is not expected to win.

Un underdog è chi viene sottovalutato. E io, personalmente, amo gli underdog vincenti (o anche che sfiorano la vittoria, o che proprio non portano a casa il risultato). Con Kuva ci troviamo spesso, vista la giovane età dell’agenzia, a gestire situazioni di comunicazione in scarsità di risorse, rispetto a competitor più o meno diretti.

Ma ci piace molto progettare e lavorare duramente, come e più rispetto alla gestione generosa della comunicazione dei favoriti. Ci stiamo mettendo alla prova in queste elezioni regionali, supportando un candidato che parte contro i favori del pronostico. Ma che ci volete fare, amiamo gli underdogs e siamo al loro fianco.

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Il web 2.0 per le piccole e medie imprese: un caso concreto

n267873247927_331Avevo parlato qualche tempo fa del video per le agenzie immobiliari, in maniera ancora ipotetica.

Spesso, quando si parla di web 2.0, nuovi approcci di comunicazione, social media managing, si fanno molti discorsi ideali, specie per quanto riguarda lo scenario italiano.
A maggior ragione se si parla di piccole e medie imprese.

Invece volevo portarvi l’esperienza di un work in progess che stiamo realizzando come Kuva: quello di Area Casa.
Dinamica agenzia immobiliare di Ferrara, a seguito di un contatto avuto per la realizzazione di un video, ha deciso di cominciare un’esperienza su Facebook, seguendo i nostri consigli e un piccolo appuntamento di formazione.

Siamo agli inizi di un percorso che vogliamo fare assieme, ma la pagina ha già 268 fan in pochi giorni di attività, sono in continua crescita sia le persone che la seguono che le interazioni, e già qualche cliente li ha contattati per le loro inserzioni attraverso Facebook.

Ancora manca qualcosa, e stiamo lavorando assieme a loro per l’integrazione del video e della Fan Page con il sito istituzionale, ma i primi segnali sono assolutamente positivi.

Lo scrivo così, per portare un esempio reale e concreto di quello che il 2.0 può fare per un settore, se si vuole tradizionale, come quello della compravendita immobiliare, quando c’è spirito e iniziativa.

Vi terrò aggiornati sul seguito di questa (per me positiva) vicenda.

E intanto ecco un dei due video realizzati per loro, gli appartamenti costruiti al posto del glorioso ex cinema Embassy.

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I micro-pagamenti ci salveranno?

flattrLeggo qui, con grande interesse, di un nuovo progetto che si propone di cambiare il modo in cui fruiamo dei contenuti on-line.

Sappiamo che uno dei più grandi problemi di questa fase storica è superare la completa gratuità dei contenuti, ed è uno di quei problemi che non sembrano avere soluzioni semplici. Il creatore di Pirate Bay, con questo Flattr, avanza una soluzione. Una contribuzione, anche minima, da parte di tutti gli utenti iscritti a questo servizio, e un pagamento ai produttori di contenuti, regolato in base all’apprezzamento degli utenti.

Per quanto mi riguarda saluto con grande positività questo tipo di iniziative: trovare una revenue per chi produce contenuti è diventata un’esigenza irrinunciabile della rete che si ripensa. Anche se superare il paradigma della gratuità sarà difficile: se da un lato il mobile, es. Apple Store, sembra individuare una strada, mentre questa tipologia di servizi web-based ne prospetta un’altra.

La cosa che più mi piace è che questi sono mercati sempre più aperti, trasparenti, e simmetrici. Staremo a vedere se Flattr supererà gli inevitabili e certi problemi che si prospettano, oppure se verrà frenato dal consueto “è su Internet, quindi è gratis”. Ecco comunque il video di presentazione di Flattr:

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Lo spacciatore corre sulla rete: l’esempio norvegese.

cocainaE’ possibile fare buona comunicazione socialmente utile. A dispetto di quanto accade in Italia, senza citare esplicitamente vecchi esempi drammatici (come fanno i buoni ninja), anche le campagne di promozione sociale possono essere realizzate con inventiva, intelligenza, spirito.
Ne è un bell’esempio questa campagna on-line (abilitate i pop-up per la visualizzazione), intelligente, dinamica, equilibrata.

Senza proclami eccessivi e ridicole esasperazioni è un tentativo di dissuadere il pubblico dall’uso delle sostanze. Al di là dei risultati, che in campagne di questo tipo sono sempre difficilmente misurabili, mi sembra un tentativo più che riuscito da parte di una pubblica amministrazione (in questo caso il Governo norvegese) di parlare ai propri cittadini.
Quello della comunicazione efficace tra PA e cittadini è un tema a cui siamo molto sensibili (vedi PA 2.0) ma che in Italia non prende davvero piede, se non a parole. I fatti concreti, anche in comunicazione, sono importanti.
Diciamo che noi siamo da un lato in attesa di miglioramenti, dall’altro lavoriamo attivamente per promuovere una nuova cultura dell’innovazione. Chissà se riusciremo a dare il nostro piccolo contributo.

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Un whisky che non si ferma mai: keep walking Johnnie!

johnnie_walkerSarà la magmatica atmosfera delle highlands scozzesi, sarà la magnetica presenza e la prosa appena epica di Carlyle, o per un marchio famoso in tutto il mondo, ma questo corto su una famiglia che non si ferma mai mi ha stregato.
Scritto perfettamente, accompagnato da una colonna sonora ai limiti del didascalico (ma che mai lo sorpassa), costellato di piccoli movimenti autoriali, oggetti, intuizioni, questo commercial racconta i valori di un marchio come pochi altri.
La fine della Tv come la conosciamo è dietro l’angolo: mai Johnnie Walker avrebbe potuto permettersi 5 minuti e mezzo sui canali tradizionali. Eppure sul web può deliziare i propri spettatori, e i propri estimatori, con la storia di una famiglia, la storia di un whisky e di una nazione. E’ una produzione emotiva, certamente, e rende omaggio ad un liquore davvero protagonista di storie importanti, celebrato in film, canzoni, libri. Vi consiglio di guardarlo, ne ho trovato una versione sottotitolata che rende un poco più intellegibile la pronuncia scozzese. Fatevi rapire, come è successo è me, dal fascino di un whisky che non smette mai di camminare.

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